La ''Nostra'' Sabina

A circa 40 kilometri nord-est di Roma, l’area della Sabina, situata tra Lazio, Umbria e Abruzzo, è un territorio ricco di attrazioni turistiche che spaziano dalla natura incontaminata ai borghi medievali, passando per un ricco patrimonio artistico, storico e culturale. Non ancora investita da un turismo di massa, questa regione offre una genuina accoglienza e vanta eccellenze gastronomiche, come l’olio d’oliva DOP, e paesaggi affascinanti,che si possono trovare su tutto il territorio che comprende quasi 100 comuni.L’elenco completo è consultabile CLICCANDO sull’ immaggine di fianco

Uno degli aspetti più interessanti della Sabina è la sua varietà di attrazioni, che comprendono antichi borghi e castelli medievali, come Casperia e Montopoli, oltre a luoghi naturali come il parco Tevere-Farfa. Questa diversità rende la regione attraente per un’ampia gamma di turisti, dai cercatori di tranquillità ai fan delle attività all’aria aperta.

La geografia della regione ha avuto un impatto significativo sullo sviluppo e la storia dell’area. I numerosi insediamenti medievali riflettono una densità di popolazione insolitamente elevata per il periodo, dovuta a vari fattori, tra cui la difesa. Molti borghi medievali sono situati su speroni o picchi collinari, luoghi ideali per costruzioni facilmente difendibili. Il clima mite e l’abbondanza di acqua hanno reso l’agricoltura più facile e redditizia, contribuendo alla prosperità della zona e al mantenimento di una popolazione elevata. Anche i boschi hanno avuto un ruolo importante nell’economia locale. Gli insediamenti più alti erano preferiti per evitare le nebbie invernali e per godere di un clima fresco e ventilato d’estate.

Oggi, tuttavia, le priorità stanno cambiando e i centri storici più elevati stanno affrontando la sfida della spopolazione, con molti paesi che contano solo poche centinaia di abitanti. Al contrario, c’è stato uno sviluppo moderno nei fondovalli e nelle parti più basse della zona, attratti dalla vicinanza ai collegamenti stradali e ferroviari, inclusi coloro che lavorano a Roma. Si spera che uno sviluppo turistico responsabile, l’importanza crescente delle telecomunicazioni e la determinazione degli abitanti possano salvare questi paesi più remoti dall’abbandono completo nel futuro.

Questo scenario offre una visione dettagliata e coinvolgente della Sabina, un territorio che mantiene il suo fascino storico e naturale pur affrontando le sfide del mondo moderno. La sua ricca storia, il paesaggio incantevole e la cultura vivace lo rendono un luogo ideale per lo sviluppo di un turismo sostenibile e rispettoso, che possa valorizzare e preservare l’unicità della regione.

Storia e Territorio

Il popolo sabino, giunto dalle coste adriatiche, si stanziò intorno al secolo X-IX a.c. nella regione laziale a Nord Est di Roma, in centri quali: Reate (Rieti), Amiternum (presso l’Aquila), Nursia (Norcia), Fidenae, Cures, Nomentum (Mentana). Numerosi sono i riferimenti nella tradizione storica della partecipazione sabina alla fondazione di Roma, quale l’episodio famoso del ratto delle sabine, parzialmente confermato da elementi linguistici, per i quali non è possibile dubitare della partecipazione dei sabini al sinecismo iniziale di Roma. Nel 290 a.c. Curio Dentato conquistò tutto il territorio sabino, riducendo la popolazione a cives sine suffragio, fino a quando nel 268 a.c. ottennero piena cittadinanza essendo gradualmente assorbiti dallo stato romano. Allo stesso console romano si deve, alcuni anni dopo, il primo prosciugamento della paludosa piana reatina con l’apertura della “cava curiana” che dette luogo alla “Cascata delle Marmore”.

Dopo un forte terremoto nel 174 a.c., il sorgere di numerose ville romane nella Sabina testimoniano un cambiamento nella riorganizzazione del territorio e dell’agricoltura. Furono chiamate villae rusticae, come ad esempio “i Casoni”, una villa romana attribuita a Varrone, sorta vicino all’odierno Poggio Mirteto. Intorno al II secolo a.c., il propagarsi del cristianesimo fu marcato da una serie di segni importanti: catacombe, chiese, cappelle. Testimonianze di ciò nella Sabina si ritrovano nelle rovine dell’antico municipio romano di Forum Novum, in località Vescovio, nel territorio di Torri in Sabina, costruito all’incrocio di due strade secondarie che collegavano il nuovo centro con la via Flaminia e la via Salaria.

Di particolare interesse è anche la cattedrale edificata nelle vicinanze del Forum risalente allo stesso periodo di costruzione di questo. Notevole è il ciclo pittorico realizzato che scandisce i muri laterali. Sulla parte destra sono raffigurate scene dell’antico testamento, alcune delle quali divenute oggi quasi illeggibili. Sulla parete sinistra sono invece rappresentati momenti del nuovo testamento. L’interno, ad una sola navata, non è stato stravolto da rifacimenti in età moderna per la perdita di importanza della stessa sede diocesana traslata a Magliano Sabina.

Livio e Dionigi d’Alicarnasso ricordano, nel periodo regio e repubblicano, guerre tra sabini e romani, fino a quando, nel 449, Roma riportando una vittoria definitiva, occupò Cures, Nomentum e Fidenae.

In età longobarda, la Sabina fu invece divisa tra i ducati di Roma e Spoleto. Risale al VI secolo, con il diffondersi del cristianesimo e del monachesimo, la fondazione dell’Abbazia di Farfa la quale, insieme ai contigui edifici monastici, furono completamente distrutti dall’invasione longobarda. Sotto l’abate Ugo I° l’abbazia attraversò un fulgido periodo storico protetta dai Carolingi, in primis da Carlo Magno. Intorno all’abbazia, in virtù dell’opera dei monaci seguaci della regola di S. Benedetto, si sviluppò un borgo attivo di artigiani e di contadini in modo da vendere i loro prodotti nelle frequenti fiere che si svolgevano a Roma.

Nel XII secolo la Sabina, con il declino del potere dell’Abbazia e il continuo affermarsi del dominio dello Stato pontificio, vide potenti famiglie feudatarie quali i Savelli, gli Orsini e i Colonna insediarsi in questa zona. Nel 1861 venne unificata all’Umbria e soltanto nel 1923 fu nuovamente aggregata al Lazio, costituendo poi, nel 1927 gran parte della nuova provincia di Rieti.